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28/12/2017

Basilicata, Matera: futuro aperto.

Autore: Touring Magazine

..  e pensare che fino a qualche anno fa, qualcuno diceva: «ah, Matera in Puglia?». Altri la collocavano addirittura in Molise, ed erano pochi quelli che la sceglievano come destinazione per un finesettimana o per le vacanze estive. Poi a un tratto tutto è cambiato: la città dei Sassi, è stata incoronata Capitale europea per la cultura 2019 (era il 17 ottobre 2014) e tutta l’Italia e il mondo hanno iniziato a conoscerla. E a volerla scoprire.
 I numeri parlano di 400mila presenze annue e sono destinati ad aumentare ancora dal 19 gennaio 2019, quando inizierà l’anno da Capitale europea della cultura. Quel giorno le piazze e le strade saranno invase dalle musiche delle bande popolari a ricordare il frastuono di gioia del giorno della proclamazione. Una grande commozione generale. Urla, risate, abbracci, e quello slogan «non abbiamo l’autostrada e nemmeno la ferrovia, ma Matera è la città più bella che ci sia» che ha risuonato a lungo tra le strade.

Per tutti i lucani, “l’anno che verrà” sarà anche una definitiva forma di riscatto da quella “vergogna nazionale” degli anni Cinquanta. E se ci fosse ancora Carlo Levi, che con il suo romanzo Cristo si è fermato a Eboli aveva messo in luce la disastrosa condizione di vita della gente ammassata nei Sassi e svegliato le coscienze degli intellettuali dell’epoca, di certo apprezzerebbe il lavoro che a Matera è stato fatto in questi anni.

«Capitale europea della cultura non si nasce, si diventa».  «Matera ha una bellezza unica e struggente e non ha vinto solo per quello che è oggi, ma per quello che vuole essere, appunto Open Future, Futuro aperto, come recita il titolo del dossier di candidatura».

Un programma ricco che pone le basi su progetti chiave: l’Open Design School, la prima scuola di design in Europa che ha sviluppato il progetto di un teatro/luogo per performance altamente innovative in una cava settecentesca e l’Istituto Demo-Etno-Antropologico, finalizzato alla ricerca e alla rappresentazione della storia antropologica e culturale della Basilicata grazie a mostre, performance e una piattaforma digitale online. Ci saranno quattro grandi esposizioni (i temi sono Civiltà rupestre, Rinascimento mediterraneo, Scuola pitagorica e Antropocene). Insomma, c’è grande fermento per accogliere i “cittadini temporanei e non turisti”, come ama definirli Paolo Verri, il direttore generale. «Vogliamo che i viaggiatori vivano Matera e tutta la Basilicata». Vi basteranno poche ore per sentirvi “quasi abitanti”.

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