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10/10/2012

in Olanda..

In questa Europa a due velocità, ci sono Paesi dove la crisi si sente in modo diverso. In Olanda, per esempio. Qualche nuvola si addensa all’orizzonte e i cittadini si preoccupano di più per il loro futuro. Ma la sfilza di A – quelle del miglior rating –, i numeri dello spread (fino a 12 volte inferiori a quelli italiani), il basso tasso di disoccupazione (7,4 per cento, un miraggio per l’Italia, dove un giovane su 3 è senza impiego) sono segnali tranquillizzanti e confermano il fascino rilassato di Amsterdam. La sua capacità di attrazione è addirittura in aumento. Perché allo charme inappuntabile dei canali , divenuti Patrimonio Unesco nel 2010, si aggiungono una vocazione ecologica e nuovi spazi di cultura, come lo Stedelijk Museum, dedicato all’arte moderna e contemporanea, o l’Eye Film Instituut, dove tutto ruota intorno al cinema.

Per comprendere l’anima ambientalista della capitale olandese, basta affacciarsi dalla stazione e stupirsi di fronte alle migliaia di biciclette parcheggiate. D’altronde in città se ne contano 600.000, tante quanti sono i bulbi che colorano i giardini, e poco meno degli abitanti, 780.000. Di questi, ben il 50%, sindaco compreso, si muove e va al lavoro sulla due ruote. Dei 28 spazi verdi, il Vondelpark è il parco cittadino per antonomasia. È sempre affollato pure il Vertigo, il ristorante nell’ottocentesca villa, su un lato del parco. È uno degli indirizzi trendy, ideale per prendere un caffè o cenare con vista sul verde. Attorno si allarga il quartiere più elegante della città, Oud-Zuid. Decisamente fuori dai circuiti turistici, ha vetrine che ben indicano lo stato di prosperità e il buon gusto degli abitanti. Tralasciando i grandi brand internazionali della firmatissima PC Hooftstraat, basta spostarsi su strade meno conosciute, come la Cornelis Schuytstraat, per trovare gli store degli stilisti di tendenza.

Indirizzi che spesso si intrecciano con il design, vera mania qui in città. Stills, per esempio, ha aperto un anno fa al numero 16, con modelli facili e portabili. Sprmrkt è il nome senza vocali di uno spazio che propone creazioni avant garde, molto estrose, per chi ama osare. Più poetico Menno Kroon, dove i fiori diventano pezzi d’arte. In voga tra gli abitanti è George W.P.A., brasserie aperta da colazione a cena, con piccoli tavolini e cucina a vista. Ma è il nuovo Conservatorium Hotel, nato come banca nel 1901, conservatorio dal 1984 al 2008, oggi è un albergo di design. Anche se non si è ospiti, si viene volentieri a cena alla Brasserie, sotto l’alto tetto di vetro. Mentre il Tunes ha cucina a vista e tavole ultrachic su cui spiccano i piatti in porcellana blu di Delft. C’è stata una trasformazione anche per l’edificio di fine Ottocento in mattoncini rossi del College Hotel, che fu scuola superiore. Oggi conserva ancora il proposito dell’insegnamento: il personale è affiancato dagli studenti delle scuole alberghiere di Amsterdam, qui per lo stage.

Altra situazione da Momo, il frequentato ristorante del Park Hotel: ambiente ipercontemporaneo dove godere piatti che si ispirano alla cucina indonesiana. Per la notte, non si sbaglia neppure al Notting Hill, in un’ex banca. Si apre verso il Pijp, dove c’è il mercato più grande della città. Divertente la hall, con un muro di valigie. Ancora design, ma ecologico, ai due Conscious Hotel, il Museum Square, non distante dai musei, e il Vondelpark, più periferico, però sulla linea 1 del tram, che porta velocemente in centro. Qui tutto è sostenibile. L’energia, i materiali, dai materassi di cocco agli arredi in legno certificato Pefc (Programme of the Endorsement of Forest Certification), dalla colazione con ingredienti bio ai tetti trasformati in giardini. Il Conscious Vondelpark è su Overtoom, strada popolata di interessanti indirizzi. Come Friday Next, concept store che, oltre a complementi di arredo e borse di giovani progettisti, vende cosmetici naturali, caffè e torte .

Per godere invece dell’affaccio olandese sul Mare del Nord conviene spingersi più a sud, fino al Visaandeschelde, ristorante fuori dagli itinerari turistici: in tavola, ostriche e aragoste, ma anche il rombo e caviale o scampi con aringhe e avocado. In tema d’acqua, la magia di Amsterdam si dispiega tutta nei suoi canali. Prinsengracht, Keizersgracht, Singel sono le vie liquide del XVII secolo, quelle che ricordano l’epopea gloriosa della storia mercantile olandese. Per capire la maestria del sistema dei canali si può affittare una barchetta elettrica. Canal Motorboats ha una piccola flottiglia al numero 10a di Zandhoek; sempre aperto da aprile a ottobre. Un’ora: 50 €). È facile filare silenziosi tra i canali, sbirciando nelle curiose house boat o alzando gli occhi sulle facciate ornate riccamente. Un’emozione. Per barche più eleganti (alcune storiche) si va da Rent a Boat Amsterdam; da 50 a 450 €). Con CanalBike si viaggia su una sorta di pedalò, ma più chiuso (Anne Frank House/Wester Church. Un'ora, da 16 € a coppia).

L’Olanda è anche famosa per i formaggi. Si comprano quelli eco-sostenibili da De Kaaskamer van Amsterdam, scenografico negozio dove fare provviste scegliendo fra 400 tipi di forme e tome, con un angolo riservato ai presidi Slow Food di tutta Europa. Sono ecosostenibili pure i pani e i dolci fragranti nella vicina Bakkerij Paul Année, prodotti con farine biologiche. Nella parallela, da non perdere la lingerie di Marlies Dekker, tra le prime ad aver pensato a un underwear da indossare anche sopra. Sono alcuni degli indirizzi delle famose Negen Straatjes, nove stradine che collegano i canali principali, colme di negozi e boutique no global. Con la notorietà del luogo sono però lievitati gli affitti, così i creativi si sono mossi verso l’esterno. C’è già infatti una decima strada, la Hazenstraat. Qui due italiani, Francesco Ragalmuto Garito e Daniela Malaica, hanno aperto un negozio laboratorio, Officina Flamework: gioielli in vetro e argento battuto, con pietre dure, coralli e semi. È un piacere perdersi in tutto questo quartiere, il Jordaan. Qui c’è Moooi, lo show­room di 700 metri quadri di Marcel Wanders, star nel mondo del design e portavoce di quello olandese. Qui trovate la quintessenza del suo stile, gli oggetti culto, dalla carbon chair all’horse lamp.

Non lontano dalla stazione c’è il più nuovo e singolare degli indirizzi per la notte, l’Exchange. Inaugurato lo scorso dicembre, veste le sue stanze, da una a cinque stelle, come corpi di modelle: è il nuovo esperimento di Otto Nan e Suzanne Oxenaar, in collaborazione con gli studenti dell’Amsterdam Fashion Institute. Hanno rivoluzionato tre edifici sulla Damrak, la via più antica, centralissima, ma in decadenza, con i suoi negozi di souvenir e i ristoranti kitsch. Ad alzare il livello ci sono, accanto all’albergo, il ristorante Stock, aperto da colazione a cena, con prodotti bio (Damrak 50h, tel. 0031.20.42.75.382; lun.-dom. 7-19) e il negozio Options!, che raccoglie pezzi di design e di artigianato contemporaneo. Spazia proprio sulla città vecchia la terrazza all’ultimo piano dell'Openbare Bibliotheek, la biblioteca pubblica dietro alla stazione, diventata attrazione turistica per la spettacolare vista, ma anche per l’edificio di alta architettura. Aperta nel 2007, è uno dei primi simboli della nuova Amsterdam, quella che si sviluppa intorno alle due rive dell’IJ. Come il vicino DoubleTree by Hilton Centraal Station: un poliedro irregolare di vetro e cemento dall’insolita geometria esterna, fatta di stretti spigoli e irte pareti di vetro. La SkyLounge all’ultimo piano è uno degli hot spot cittadini.

Ma è sulla riva opposta il progetto architettonico più ambizioso della città: l’avveniristica nuova sede dell’Eye Film Instituut, il Museo del Cinema. Tutto il Noord è in evoluzione e può valere un tour alternativo: si è popolato di creativi in fuga dagli affitti del centro, come nella Williamsburg di Brooklyn negli anni Ottanta. All’Ndsm-werf, enorme hangar di un cantiere navale, ha trovato la nuova sede Mtv, e una folta comunità di artisti underground l’ha trasformato in spazio multifunzione per esposizioni, atelier, festival all’aperto e concerti, con tanto di skatepark (T.T. Neveritaweg 15). Nello stesso quartiere, è in un ex capannone pure il Restaurant Stork, che propone buona cucina di pesce biologico in un ambiente che mantiene l’atmosfera della fabbrica. Un fabbricato industriale, non lontano, anche per l’Hotel De Goudfazant, che a dispetto del nome non è un albergo, ma un ristorante molto frequentato, nonostante non sia facile da trovare. Merita una visita per la cucina creativa e l’interno divertente: l’anima dell’officina dialoga con arredi di design, come lo strepitoso lampadario di bottiglie riciclate che troneggia nella sala.

Tratto dal Corriere della Sera 10 ott. 2012

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